sabato, 28 febbraio 2009 | 10:42
Strano è solo un altro modo per dire speciale.La scrittura è la mia clinica di riabilitazione. La musica è l'ora d'aria giornaliera.
La sensazione che si ha svegliandosi dopo aver fatto un bel sogno (sì, ma il primo in quanto tempo? Anni?) era una cosa che non provavo da tanto, troppo tempo.
Poi, però, ti siedi al computer e le tue mani sputano certe frasi che non hanno molto a che fare con la tua tranquillità o la tua 'vittoria morfeiana'.
Ricominciamo da capo?
Perché la gente non dice mai cosa pensa e, soprattutto, cosa prova?
Quali sono le sue intenzioni?
Perché abbiamo più paura di dire quello che proviamo che di tutto il resto?
Come mai nel mondo scoppiano le bombe e noi stiamo zitti?
Ci sono malattie fulminanti che ti levano la vita in un niente e noi rimaniamo impauriti dall'esprimere due sentimenti?
E così via.
Il solito, preoccupato me stesso.
Poi, passando alle considerazioni generali.
Io mi sono creato come un microcosmo, un universo, un posto nel mondo dove esistiamo io, la mia dimensione, quello che ho e quello che voglio. Specifico perché quello che ho non sempre corrisponde a quel che si vuole, per la cronaca. Un po' di amici più o meno con la mia visione del mondo, un gruppetto in cui sfugare le frustrazioni amorose (e con cui, all'evenienza, rimorchiarle), un sacco di progetti per la scrittura, un'università che se avesse un profilo su Facebook non mi avrebbe tra i suoi fan (ma che mi consente di mantenere gruppetto e progetti in vita) e poco altro. Una volta era molto diverso, e il mio universo non era così. Che poi, dico una volta parlando come se fosse stato sempre così. Ma ci avete fatto caso che cronologicamente prima della delusione più grossa della vostra vita si tende a rimuovere tutto? Come se non fosse mai esistito quel periodo, o appartenesse alla vita di qualcun altro.
Mi rendo conto che, visto da fuori, è brutto essere parte di quel periodo rimosso se coincide con quello che tu riconosci come 'una volta'.
Pensandoci bene, si possono provare i dischi, i film, le droghe leggere e quelle pesanti, il sesso con gli sconosciuti e le corse in macchina, le discoteche, le pastiglie, l'assenzio, gli sport, gli studi, i cambi di sessualità e quant'altro. Ma se una cosa te la vuoi tenere dentro c'è poco da fare.A questo proposito, una delle cose più acute che ho letto negli ultimi giorni è stata questa frase: "Gli uomini non sono disturbati dagli eventi,ma dall'interpretazione che danno agli eventi."
Ma, tornando a noi (plurale maiestatis, non ho ancora follie a due a là Fight Club): dicono che 'i sogni son desideri'. Se questo significa quello che penso, allora forse anche il mio subconscio mi sta mandando segnali.
Però, in fondo, tutti abbiamo delle debolezze e non vedo perché dovrei vergognarmi delle mie. Le considero, le accetto e cerco di metabolizzarle. Per la reazione, vedremo.
Se ho imparato ad accettare, non lo so.
Forse il problema non sono gli altri, forse il problema sono io.
E su questo, ok. Sono anche parzialmente d'accordo.
Ma per oggi mi va anche bene così.
mercoledì, 25 febbraio 2009 | 12:50
Lo scudetto dei perdentiNel campionato dell'amore, vince chi ha più punti...di sutura.
martedì, 24 febbraio 2009 | 13:14
Chissà cosa direbbe Freud.Vorrei svegliarmi un po' più presto,
sapere odiare i dj.
Avere valvole di sfogo
che non fossero odiare i dj.
Da piccolo disegnavo un sacco di cose
e devo ammettere che la vita era decisamente più facile con gomma e matita in mano.
Non ho un parrucchiere sadomaso:
no grazie, faccio da me.
Se il mondo avesse i tuoi occhi comunque sarebbe tutto più bello:
sarebbero tutti innamorati.
La tv è davvero inutile,
comunque mi ha deluso Baricco.
Se posso i ristorant e i fumetti li evito
anche se non ho ancora capito dove ho sbagliato.
Almeno, sono costante nella mia incostanza.
Non sempre i computer fanno quello che gli dici
a differenza delle persone.
Oggi mi sono innamorato sul tram
ma lei mi ha solo sorriso.
Chissà cosa direbbe Freud.
| 13:01
Semplicità.Mi piace quando mi scrivi. Mi piace quando mi cerchi. Mi piace quando mi chiedi cosa faccio e mi piace parlarti. Dirti di me, mi piace il fatto che quando ti parlo è sempre di cose che direi a qualcuno che conosco bene, non di qualcuno che vorrei impressionare, portarmi a letto o portare ad amarmi. Mi piace pensare al tuo sorriso, al tuo modo di fare, alla tua allegria senza fine ma cosciente, ai tuoui occhi particolari.
E uno direbbe, il problema dov'è? Il problema sta nel fatto che io scriva tutte queste cose in minima parte perché le pensi veramente ma maggiormente perché pur di evitare di dover lavorare durante questo stage farei di tutto. Anche mentire sul fatto di avere la convinzione che qualcuno di giusto per me ci sia.
| 11:24
Mr dammitempoE poi ti diranno che tanto qualsiasi cosa succeda la vita va avanti. Ma tu, la segui o rimani lì?
domenica, 22 febbraio 2009 | 03:06
Heroes and cons.Comunque la letteratura è assurda.
Voglio dire, se fai un finale allegro allora sei commerciale.
Se fai un finale triste allora sei è una cosa tipicamente letteraria.
E se non fai un finale... beh, sei uno stronzo.
Ma allora uno scrittore che diavolo deve fare? Semplice: dare al suo personaggio la fine che si merita.
Punto. Stop. Amen.
Quando bevo divento molesto. Ma chi non lo fa? E poi, mica serve a questo bere? Oltre che al piacere personale, ovvio.
E insomma, così siamo ancora qui, di nuovo, per l'ennesima volta: io, me e me stesso. A lottare tra di noi, che è tanto bello vedere uno degli altri andare Ko.
C'è chi, quando è ubriaco, diventa molesto.
C'è chi, quando è ubriaco, chiama qualcuno che non dovrebbe.
C'è chi, quando è ubriaco, torna a casa sperando che quel qualcuno che non avrebbe dovuto chiamare lo aspetti lì nella sua stanza.
C'è chi, quando è ubriaco, torna a casa e si denuda e scrive cose incomprensibili su un blog (ehm ehm), a volte senza neanche finire le fra
C'è chi, quando è ubriaco, si rende conto della realtà delle cose, diventando inspiegabilmente più lucido.
C'è chi, quando è ubriaco, scrive porcate e stronzate.
C'è chi, quando è ubriaco, ascolta canzoni di merda.
C'è chi, quando è ubriaco, capisce che anche se qualcuno a cui pensi non ti cerca non vuol dire che non ti abbia pensato.
Ecco, tutto qui.
Ah, no, dimenticavo: c'è chi, quando è ubriaco, trova una frase carina e decide di costruirci attorno un romanzo. Eh.
sabato, 21 febbraio 2009 | 09:26
Il disco nuovo di Kelly Clarkson sembra proprio caruccio.I baci perfetti e i finali avvelenati, amare troppo per lasciar stare, quello che resta e quello che va avanti... non è soltanto cinema.
venerdì, 20 febbraio 2009 | 13:18
Diciamo che è andata più o meno così.Senti, forse c'è una cosa che devo dirti.
Ah, siamo già alle crisi?
Beh, vorrei discutere di questa cosa prima di chiamarla crisi.
Aspetta: vuoi parlarmene o discuterne?
Entrambe, direi. Comunque il fatto è che lo so che siamo solo alla seconda uscita ma vorrei mettere un paio di cose in chiaro prima di fare casini, sai.
Immaginavo si trattasse di questo.
Ah sì? Sono così prevedibile?
Beh, lo siete tutti, chi più chi meno. Solo che alla fine anche gli imprevedibili sono prevedibili. Puoi prevedere che non saranno prevedibili. Quindi è un discorso che neanche regge.
Senti, smettiamo di razionalizzare e torniamo a parlare di noi?
Come, esiste già un noi? Non stavi per scaricarmi fino a 30 secondi fa? Cos'è, cambi strategia in corsa? E poi, almeno sai cosa vuol dire razionalizzare?
Oh, beh, no che non lo so, in realtà l'ho sentito in un film e mi piaceva come parola, ci stava bene in questo contesto e allora l'ho inserita. La prossima a cui tocca è cacodemone. Ma pensa te...
Beh, allora, mi scarichi o no?
In realtà non volevo farlo. Vedi, non sono così prevedibile.
Allora dimmi che non vuoi che definiamo quel che siamo per un po', su.
...
Aha! Era questo, vero?
Beh, sì, ma...
Niente ma: avevo già mezzo intuito. O mi scaricavi o non volevi definirci o mi amavi di già.
Beh, ma scusa, perché dovremmo definirci? In fondo ci siamo visti poche volte e potr...
Come se l'amore avesse un tempo! Cos'è, alla quarta uscita scocca? O dopo la prima scopata? Al primo orgasmo simultaneo? Al primo meseversario? O forse, neanche lì...
No, infatti. Però non voglio definire niente. Ragazzo, fidanzato, responsabilità, tradimento, amore... Non possiamo evitare tutte quelle parole? In fondo, solo quello sono. Parole. Finché stiamo bene a me va bene così. Senza parole.
Ok, Vasco.
Non sopporto Vasco.
Però l'ha scritta lui Senza parole.
E allora diciamo che lo sopporto un pochino meno.
E che Vasco sia. Saremo un amore senza parole.
giovedì, 19 febbraio 2009 | 13:14
It feels so empty without me.Perché non ti trovi un bel lavoro e la smetti di scaricarti i film?
Non ti piacciono più le pellicole che raccontano d’amore?
Ti sei mai sentito un cacodemone?
Leggi le poesie di Bukowski o le vivi?
Ma perché le donne trovano attraente Fabio Volo?
Restate quest’estate? Gradisci un limoncello?
A chi tocca dopo?
Perché se
Ma Obama è già sparito?
Lo sai che le ciambelle sono più attraenti che buone, a volte?
Ma i francesi non sono sopravvalutati?
Come mai i giovani d’oggi si lamentano più dei vecchi?
Hey, è acceso il microfono?
Alle scuole medie ascoltavi già l’heavy metal?
Che fine ha fatto Dan Brown?
Ma se cerchi l’amore non sei un po’ masochista?
Com’è che a Febbraio qui accendono già l’aria condizionata?
I pedofili passivi sono colpevoli?
L’orco di Arcore in meno di Hitler ha solo i baffetti e qualche centimetro?
Essere naive è una colpa?
In italiano mica si scrive naif?
Se prima eravamo amici poi amanti e ora di nuovo amici, eravamo destinati a una parentesi amorosa o a due parentesi di amicizia?
Lo tiri su quel volume, grazie?
Mi fai sentire bello di nuovo?
Mi fai un favore? Tipo? Sparire.
Ko ci vanno solo quelli del Wrestling e della Boxe?
Come si fa a ‘stuprare per dispetto’?
Sono come sono, sono come suono o suono come sono?
Qual’è la differenza tra strano e genio?
Che ne pensi della new wave?
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