martedì, 25 novembre 2008 | 16:19

Idler's dream.

Facebook ti fa scoprire un sacco di cose.
Tipo che domani hai un aperitivo con i tuoi compagni delle elementari.
Tipo che sei confermato come 'presente all'evento' e tu non te lo ricordavi mica.
Tipo che dovrai andare e dovrai renderti presentabile.
Tipo farti la barba, purtroppo.
A parte questo, visto che i tempi di attesa per la pubblicazione del mio prossimo libro saranno lunghissimo sto mettendo assieme una raccolta di racconti e la pubblicherò a inizio anno tanto per fare.
Si accettano titoli perchè non ho proprio la minima idea di come chiamarla.

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lunedì, 24 novembre 2008 | 18:04

Le cose che non dici

Un tempo, quando c'erano ancora il commercio via mare e gli aerei non erano neanche un sogno senza ipoteca proprio come il telefono, i marinai e le proprie mogli avevabo un'usanza. Quest'usanza consisteva nel tenere un diario ed aggiornarlo giorno per giorno.
Una tradizione che gli consentiva, una volta riuniti, di potersi aggiornare su tutto quello che era successo fino a lì nel momento della loro assenza e lontananza dal proprio caro. Ogni cosa veniva annotato. Dubbi, preoccupazioni, incertezze, gioie, dolori, tutto.
Quindi, alla domanda "Come mai hai un blog?" e simili, la risposta si basa su questo aneddoto.
Questo blog è un diario di bordo di un marinaio bloccato su una nave chiamata vita col vizio di avere mal di mare un po' troppo spesso.
Questo diario di bordo è riservato alla donna della mia vita, alla mia compagna di sempre che, non appena si potrà ricongiungere con me, saprà nei minimi dettagli cos'è successo in quest'arco di tempo.
Poi il fatto che io non abbia idea di chi sia nè se la incontrerò mai nè abbia prova della sua esistenza direi che è decisamente un altro paio di maniche.

Leggende e storielle a parte, sono a pagina 229 del mio terzo libro.
E sono appena a metà...

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domenica, 23 novembre 2008 | 16:38

auTUnNO

Autunno.
Le foglie cadono dagli alberi e riempiono i marciapiedi.
Le ballate col pianoforte riempiono gli sterei.
Si riempiono gli armadi.
Si aspetta Natale.
La mente mente.
La voglia scappa.
L'amore rincorre.
C'è poco da dire e ancora meno da sentire.

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| 04:18

Drown

Credo di avere 1500 cose da dire ma nessuna che valga la pena di essere detta.
Anzi, che valga la pena di essere ascoltata.
O letta.
O che.
Comunque.
Lasciate i vostri ragazzi se non li amate.
Rendete la vostra vita migliore passo dopo passo.
Cercate qualcuno da cui diventare indivisibili.
Diffidate dalle imitazioni.
Pagate le bollette dei siti e tenete le ricevute se non volete disguidi e brutte sorprese.
Fregatevene delle lacrime passate e degli amori fuggiti e delle lettere scritte e delle parole sprecate e delle cicatrici che si rimargineranno e delle canzoni che fanno male che scorderete.
Fregatevene del telefono che non suona, delle chiamate che non arrivano e di chi non c'era quando stavate distruggendovi.
Tenete a cuore chi vi ha trovato messi male e vi ha dato una mano a rialzarvi.
Non ascoltate i gruppi solo perchè hanno un bel layout di myspace o un membro carino.
Cercate la sincerità in quello che fa la gente, sempre.
Alla lunga spero che le persone si accorgano delle cose fatte con spontaineità.
E dormite tanto.
E se potete, almeno voi, fatelo con qualcuno che amate.
O forse anche con qualcuno a caso.
A volte è meglio che niente.
Ma stavolta?

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mercoledì, 19 novembre 2008 | 00:05

"La notte è fatta per scrivere i romanzi"

Titolo citazione dei Bluvertigo, che condivido in pieno.
Tu non rispondi più a me.
E io che non rispondo più alle altre solo per te...
Mi scrivo il mio bel (terzo) romanzo sulla vita al liceo e vago tra i ricordi, scrivo e scavo e zappo e scrivo e m'immergo in memorie che pensavo di aver seppellito profondamente ma evidentemente non abbastanza.
Ed è magnifico ripensare a tutte quelle persone, a tutte quelle situazioni scordate dalla mente ma rimaste scritte per sempre su carta col senno di poi e pensare a che fine avrebbero fatto e che importanza avrebbero (o no) assunto nel corso della vita post-liceo.
Vedere come i rapporti si sono modificati col tempo e come certi dubbi non ce li si tolga proprio mai.
Vedere chi ero e confrontarlo con chi sono ora.
Difetti, pregi, cicatrici, ferite, cerotti e problemi tutti mischiati assieme.
Quale fattore è cambiato, ma il risultato quanto è diverso?
E poi basta chiudere un documento di Word per ritornare al presente.
E realizzare che ho un buco nello stomaco ma non so se sia il bisogno di te o la voglia di un kebab.
E se fossero entrambe?

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lunedì, 17 novembre 2008 | 01:57

(S)conti in sospeso

Senza che io abbia ancora capito perchè, potete trovare il mio libro scontato del 20% a questo indirizzo:
http://www.ibs.it/code/9788862233071/scir-egrave-riccardo/io-ballo-da-solo.html
Mi scuso con tutte le persone che l'hanno pagato quell'euro e ottanta in più, ma l'ho scoperto solo ora.

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sabato, 15 novembre 2008 | 02:55

Time is running out - you wanna stay alive

Certi ricordi li avrò (persi per) sempre.
Ci disperderemo, ma non disperare: il destino ci riunirà.

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lunedì, 10 novembre 2008 | 16:09

Come se niente fosse (stato).

Lo so da me che sono un pazzo scatenato.
Questo non lo sa nessuno, ma quando mi lascio crescere la barba è perchè non ho più la forza di fare nulla.
Non mi rado da almeno una settimana. Di solito il sabato mattina, anche se controvoglia, lo faccio: insomma, la tv è la tv. Se mi guarda mia nonna devo almeno essere presentabile.
Sabato mattina l'ultima cosa al mondo che volessi fare era radermi. Casomai ho razionalizzato un po' sui vari altri usi possibili del rasoio.
Ma parlando di oggi e delle mie crisi post-sogni e post-risveglio che nemmeno una buona puntata dei Griffin è riuscita a scacciare.
Ho riscritto un testo per una canzone vecchia e ho pianto.
Mi rileggo le nostre conversazioni di un paio di anni fa e rido.
E mi sento male come allora ma mi mette anche più tristezza di allora.
O forse sarà questa canzone in repeat.
Natale con la febbre e il maldicuore: so di percerto cosa fosse stato peggio.
Certo, capisco che una persona che si allontana/allontano da me pretenderebbe come minimo un paio di centinaia di post su di lei, ma poi in realtà succede sempre così: quando smetto di credere in qualcuno in cui avevo fiducia mi rifugio sempre in queste vecchie cose.
Perchè mi fa bene sentirmi un po' male per qualcuno che so che non potrà più farmene.
Se solo sapessi il perchè...
Ora vado a prendere un po' di freddo e comprarmi tre libri.
So già quali (e pensandoci ora il titolo di uno dei tre è anche abbastanza paradossale). So tutto quello che farò dopo, quello che succederà, come succederà....non c'è un granchè di entusiasmante.
L'inverno uccide.
E io mi abbandono allo shopping compulsivo (o quello che posso permettermi con 12 euro, perlomeno )per compensare le carenze affettive. E se capita brinderò a un noi che non esiste.

"Smetterai mai di scrivere di me?"
"Dipende se all'inferno mi permetteranno di portare carta e penna..."

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| 12:21

Parlo così tanto di me stesso per non dover parlare di te

(Scritto in un giorno imprecisato di parecchi mesi fa ma più attuale che mai)
Ballando a tempo col dolore.
Per lasciarmi il mondo e le preoccupazioni alle spalle, a me servono due cose: lei o tanto alcol e tanta musica pesante.
Entrambi portano conseguenze, o al mio stato fisico o al mio stato mentale.
E mi hanno detto: capirai quel che provi da quante volte ci penserai su.
Ma io capisco cosa provo non da quanto ci penso su, ma da cosa sogno.
La malattia ci insegna quel che siamo, dicono in Inghilterra.
Forse a distanza di anni, ma è vero.
Lei vuole libertà mentre ama, io ho libertà mentre vorrei amare - com'è che si dice?
"Perchè vogliamo sempre tutti ciò che non possiamo avere?" (autocitazione a manetta)
Me ne torno a letto.
"Ma è mezzogiorno inoltrato! E se fai di nuovo quel sogno?"
"E chi l'ha detto che un brutto sogno non possa essere meglio della realtà?"

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| 12:02

I'll be waiting....?

Il fatto che, appena svegliato dopo l'ennesimo incubo che ho avuto -lo prendo come un bonus per l'aver combattuto l'insonnia per tre ore di fila e aver vinto- non abbia nemmeno avuto bisogno di tirare su la tapparella per sapere come sarebbe stato il cielo la dice già tutta.
Però, insomma, mi rendo conto che qualche volta bisogna anche prendersi le proprie responsabilità.
Perchè i semi-rapporti che intrattengo sono basati per l'80% su quello che fanno gli altri e per il resto su quello che io per inerzia mi costringo a fare. E ci sarà pure un motivo.
Perchè forse non mi va di farmi delle ragioni di certe cose. Ok, sì, è così, non ancora. Magari non lo farò mai, eh.
Perchè probabilmente non sono uno di quelli del club "Basta che sia felice tu".
Perchè scusa ma io quella cagata di proverbio che dice "Sorridi perchè è successo" la trovo utile per gente stupida che preferisce fare finta di niente se ha perso una delle cose più importanti che aveva.
Perchè a me la distanza fa male, "...maaaaaleeeee, maaaaleeee da moriiiireeeee".
Perchè comunque ho i miei tempi di recupero che secondo stime recenti sono di due-tre anni a seconda della storia che è appena finita.
E anche perchè le rare volte che decido di provarci non lo faccio con persone a caso e la quantità di tempo che mi rimangono dentro come un veleno che non se ne va sta a dimostrarti proprio quello.
In sintesi: se devo stare male per qualcuno, ne deve valere la pena.
Ma lei, ne vale così tanto la pena?

"E così Novembre sale su, e mi ricorda che non siamo stati Mai così distanti...
E così Novembre sale su, e mi ricorda che non posso rimanere ad aspettarti...
"

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