mercoledì, 30 maggio 2007 | 01:04
"Se quello è il peggio che hai, ti conviene rimettere le dita sulla tastiera..."Prima ero arrabbiato.
Infuriato.
Esplodevo di rabbia.
Rabbia perchè la vita è esattamente l'opposto di come la fan vedere nei film; qui i cattivi vincono, qui chi imbroglia ha la meglio, qui i deboli non diventano forti e soccombono.
Poi però sono giunto ad una conclusione. Che nella vita -per ora- non sarei mai potuto arrivare fin qua senza che qualcuno mi avesse detto che non ce l'avrei fatta.
Perchè la prima sensazione che si ha quando qualcuno ti butta giù è sentirsi persi.
Ma la seconda è la voglia di rialzarsi e continuare a correre...e prenderli tutti a calci nel culo, prima o poi.
Il fatto è che la gelosia ha un pass per VIP in ogni stanza in cui io entri.
Ma non perchè io abbia chissà che qualità. Non sono bello, non ho il corpo da modello, anzi mi dicono sempre 'tipensavopiùalto', non sono mai stato un genio a scuola o bravo negli sport, non ho una macchina costosa (figuriamoci, non ho nemmeno la patente), nè ho amici che contino.
Ma ho dalla mia il fatto che mi metto in gioco. Rischio. Ci metto la faccia in ciò che faccio.
Sono strano? Non mi vergogno ad esserlo.
Se voglio indossare qualcosa di anormale, tagliarmi i capelli a caso/casa, truccarmi o leggere libri considerati ridicoli e andare in giro con un cd dei Backstreetboys o di Tiziano quando 'ohmioddiomacherazzadirobaascolti' è il commento più gettonato, lo farò.
Sui siti, quando scrivo ciò che penso commentando qualcosa che qualcun altro ha scritto, con la mia band o anche solo scrivendo qua.
In fondo, voglio dire, perchè dovrei rinunciare a me stesso?
Per essere 'normale'?
E così essere apprezzato o benvoluto per ciò che non sono?
Nah, ho smesso di cercare di essere come mi vuole la gente.
Cambiare è giusto, se lo si fa per migliorare; ma cambiare per gli altri, questo no.
Per quei 3 giorni all'anno che mi guardo allo specchio al mattino e non ritorno a letto la sera desiderando di diventare qualcun altro durante il sonno, vale la pena di vivere.
È giusto avere una motivazione nella vita.
E la rivincita -quella senza mezzi sleali, ma costruita colle proprie forze, di quelle che ti fanno sentire orgoglioso di dove sei- è una perfetta.
Per festeggiare la mia ritrovata voglia di cercare di portare questi maledetti Sorrows da qualche parte, viste che ne ho fin sopra i capelli di registrare a casa mia e di mia mamma che costantemente quando prendo una nota giusta mi grida di smetterla, ho cambiato template.
E finalmente i titoli avranno il meritato spazio.
Prendete questo come un 'io col cazzo che mi arrendo, io continuerò a scrivere, comporre, suonare, che sia in fetidi centri sociali, che sia davanti a 10 o 100 persone, che sia anche solo per me e per voi (fino a quando non vi stuferete), perchè in fondo, per citare un mio amico, "Questa è una lotta contro il destino e la mia unica arma si chiama Sorrows".
Con o senza Edo.
Certo che se con fa più piacere :D
domenica, 27 maggio 2007 | 20:38
PEOPLE LIKE ME DON'T LIKE PEOPLE LIKE YOU."È un sacco di tempo che non aggiorni il blog..."
E anche se sono solo 3 giorni, è sembrata un'eternità.
Perchè è tremendo tenere la bocca chiusa quando hai un milione di cose da dire.
E allora come si fa?
"You know I'm not gonna diss you on the Internet
Cause my mamma taught me better than that."
Scegliti i tuoi demoni.
Che io ho già scelto i miei.
Rimpiango solo di essermi sentito dispiaciuto quando per parlare di te si usava il termine 'ciccione', perchè pensavo sempre che la gente avrebbe dovuto andare oltre l'aspetto estetico; ma ora sono quasi contento che non l'abbiano fatto.
Magari il cd di Nesli ti piacerà; c'è una canzone che si chiama 'Io amici non ne ho'...(su, continua pure a riempire di insulti forum guestbook e blog,tanto la tua vita è tutta qui...)
-
(scribacchiato un un foglio un paio di notti fa e fastidioso da tenere lì e non postare)
Il punto è che stare svegli o dormire non fa differenza; se non che dormendo, magari, il mio cervello mi farà credere di stare vivendo una situazione un po' migliore.
Dio, mi sento come se avessi appena perso la ragazza.
'Quando perdi un fratello è anche peggio'.
Vero.
E allora.
"Ti chiamerò perchè tanto non risponderai".
Buttiamo via ricordi, concerti, incontri, uscite con ragazze e baci rubati.
Buttiamo via viaggi verso la sala prove, la fermata all'autogrill, panini e sigarette, foto, video e canzoni.
Buttiamo via brindisi, caffè al bar sotto casa mia, "ci troviamo alle 5 per caricare".
Buttiamo via serate in colonne, feste, un mondiale vinto, un miliardo o forse più di serate a casa tua a suonare 'Polly' dei Nirvana a 13 anni.
Buttiamo via partite alla Playstation, stare su in camere d'albergo fino alle5 a guardare i porno, viaggi studio in Inghilterra.
Buttiamo via anche quelli in Irlanda e Scozia.
Buttiamo via i talent show, buttiamo via suonare alla festa dei licei, in un istituto tecnico dentro ad un camion, al Vittorio Veneto in aula magna davanti a 10 persone.
Butiamo via i successi e le glorie, anche. Buttiamo via il concorso vinto, buttiamo via il secondo posto dell'anno precedente.
E buttiamo via i 3 giorni a Lisbona nell'hotel di fianco al sexy shop.
Buttiamo via tatuaggi mai fatti, sale prove sfasciate e cavi rubati, scritte sui muri e sulle pareti.
Buttiamo via i sogni di una vita, se ti va. O forse diciamo che butto via solo i miei con te, ok? Mi rendo conto solo ora quanto questa sia, in realtà, una domanda retorica.
Buttiamo via i 'Ma perchè in tv ci sono quelli là e non voi?', buttiamo via complimenti, tanti, troppi cd e anche quel concerto in cui abbiamo suonato vestiti da metallari colle parrucche.
Buttiamo via Er patata e tutti i concorsi del cazzo a cui abbiamo partecipato.
Buttiamo via tutto e lasciamolo scappare come la cenere delle sigarette fumate.
Buttiamo via i compleanni dimenticati e i regali mai fatti...ma anche quelli fatti.
Buttiamo via 'mi sono fatto la tua ex', buttiamo via giorni di incazzatura, buttiamo via 'ti perdono'...e buttiamo via 1 mese dopo che lo rifai.
Buttiamo via la fatica, la delusione, gli sforzi, Montecampione, scappare dal VV e dai tamarri, buttiamo via anche le risate va.
Buttiamo via litigi (quei pochi) che ci hanno fatto scazzare e i 'ti perdono' che ci hanno fatto crescere.
E buttiamo via anche tutti i ti voglio bene, anche se i sentimenti non si riescono a buttare via.
Buttiamo pure via tutto questo, dato che sembra l'unica cosa rimasta da fare...ma un cestino così grande dove lo troviamo?
giovedì, 24 maggio 2007 | 02:06
"A volte tra le persone che si amano non funziona"Ho un ps.
Lo so, non si inizia con i ps.
Ma io inizio coi ps.
PS: So cosa vi state chiedendo (se mi conoscete).
(Se non mi conoscete, benvenuti nel dramma: cliccate qui. Si, ho scritto dramma.
Perchè no, non è (stata) solo una stupida band, era la MIA band, e se togliete mia mamma, una ex ragazza e due amici, si parla della MIA vita).
No, non è che non ne voglia parlare, è che sto cercando le parole giuste per farlo.
Per ora ho trovato solo insulti.
E delusione.
E mia mamma mi ha cresciuto beneducato.
E manca ancora un "Mi dispiace" all'appello.
-
Tutto quello che desiderava dalla vita era che lei continuasse a sussurrargli che lo amava dopo che tiravano giù le tapparelle cigolanti della sua stanza e chiudevano la porta (e il mondo) fuori; poi facevano entrare l'amore.
Anche senza "entrare".
Lui aveva sempre avuto paura di chiederle 'Sei sicura che io sia quello giusto?'.
Se c'era una cosa che non gli piaceva, era sentire le risposte che non voleva.
E poi non gli piaceva vederla triste.
Non gli piaceva vederla triste e non sapere come aiutarla.
Non gli piaceva che stesse male per cose che non era riuscita a superare nemmeno col suo aiuto.
No, questo non è che non gli piacesse; questo lo odiava.
"Non centra con te", gli diceva lei.
Ma lui voleva essere Superman per lei, e riusciva ad essere un mediocre supereroe da cartone animato delle 5 del pomeriggio.
Aveva cercato di essere Superman ma la criptonite non era riuscito a sconfiggerla mica, nè per lui nè per lei.
E così lei stava male.
Lui stava male perchè lei stava male.
Lei stava male perchè lui stava male.
E lui si sentiva in colpa.
"A volte tra le persone che si amano non funziona", disse lei.
Ci pensò su un giorno.
Ci pensò su una notte.
poi se ne fece una ragione.
O meglio, se la fece, ma non la accettò mai.
lunedì, 21 maggio 2007 | 01:55
Guardate che è lunga ma è bella.Lasciatemi raccontarvi una storia.
Ma senza i nomi però, eh, che la gente vuole sempre sapere di chi si parla.
Questa storia, dunque, la chiameremo "Si dice il peccato non il peccatore".
Occhi chiusi e tanti sogni.
Quello era l'unico modo in cui, fin da quando l'aveva vista, lui sapeva che l'avrebbe potuta avere.
E siccome per un certo periodo di tempo era diventato insonne, aveva anche pensato di rubare i sonniferi alla nonna per poter stare ancora con lei.
Tornava a casa canticchiando le canzoni che al mattino, durante le ore di lezione, scriveva per lei.
Che ce l'aveva nella sua classe, ma probabilmente pensava fosse un bidello.
Se facessimo una lista di quanto lei era 'più' di lui, non finiremmo più, per cui ci limiteremo a dire che lei era un po' più tutto di lui, e che quindi lui aveva tutti i buoni motivi di questo mondo per pensarla così.
Lui era un po' strano, ma nel senso buono della parola.
Insomma, uno che ha gli occhi lucidi (e forse anche qualcosina di più) per quando Marissa muore in OC come lo chiamereste voi?
Uno che ringraziava Dio per avere creato i Falloutboy e i Falloutboy per avere creato 'Grand theft autumn (where is your boy?)'?
Ecco, non era esattamente il tipo di ragazzo che viveva per il calcio-le macchine-le fighe-la discoteca e il calcio (si, ancora), ecco.
Da lì, la nomea di strano.
E insomma, lui passava i giorni a ripromettersi che se mai avesse avuto una come lei l'avrebbe amata con tutto sè stesso, e lei passava i giorni chiedendosi come mai quel bidello facesse educazione fisica con la sua classe.
Poi, anni scolastici, amori, delusioni e chilometri dopo, si rincontrarono per le scale della scuola.
Lei salutò, lui sorrise impietrito. E si ricordò della sua promessa e si rise in faccia appena trovò un qualcosa con cui specchiarsi.
Qualche mese dopo quel sorriso da ebete lei gli scrisse.
Qualche mese dopo parlavano al telefono ridendo.
Qualche mese dopo, uscivano ridendo.
Qualche mese dopo, lei lo baciò serissima.
Lui si staccò ridendo.
Diciamo che l'aveva sospettato, ma adesso ne aveva la certezza: Dio esisteva.
E così, passavano i giorni ridendo e i pomeriggi (o le sere) amandosi.
Poi litigavano.
Poi si mavano ancora di più.
Lui, quando usciva da casa di lei, guardava sempre su verso la sua finestra.
Lei non guardava mai giù.
Lui pensava che fosse perchè lei aveva paura di vederlo dimenticarsi di lei.
Ma lei era già nel letto a pensare 'A che mi serve sognare che c'è già questa realtà?'
E intanto lui trottava verso casa -avendo appena perso l'ultima corsa dell'una e trentacinque per averle dato quell'ultimo, lungo, appassionato bacio- canticchiando ad alta voce ogni sera una canzone diversa.
Poi i primi litigi; lei arrabbiata se ne andava a dormire, e lui cercava per minuti e minuti delle parole che la trattenessero, ma finiva per augurarle buona notte come il più banale dei ragazzi.
Poi arrivò l'estate, e dovettero separarsi.
Lui in città, lei a chilometri di distanza al mare.
'L'amore non si spezzerà'.
Una mattina lei lo chiamò per dirgli che non potevano più stare assieme. Non voleva illuderlo; le piaceva un altro.
Ma l'amore non si era spezzato, anzi; era ancora più forte.
A differenza, però del suo cuore. Corse al supermercato a fare scorta di birra e tentò di affogarsi nella vasca da bagno.
A trattenerlo fu l'arrivo di un messaggio. Corse al cellulare nella speranza che lei ci avesse ripensato.
'Ci siamo solo baciati, per ora'.
Tornò di corsa verso la vasca da bagno, ma non trovò il phon.
Ma poi qualcosa gli suggerì che doveva andare avanti.
Avrebbe inciso un disco tutto su di lei e lei avrebbe rimpianto quella scelta.
Ma la vita non era facile.
Accendeva la radio e la radio diceva: 'Ci vogliono 300 giorni per coltivare un campo di mele'.
E intanto pensava: ci vogliono almeno 300 campi di mele per dimenticare un dettaglio su di te.
Pensava a lei in ogni secondo.
Scriveva di lei, cantava di lei, viveva di (ricordi di) lei.
Dei suoi gatti, del giorno prima della maturità che l'aveva passato litigando con lei, del giorno dopo la maturità che l'aveva passato mangiando con lei al McDonalds scrivendo 'ti amo' con le patatine, di ogni singolo attimo respirato in sua presenza.
Ed ogni luogo gli ricordava di loro due.
Passava spesso dal negozio di sua madre.
Sua madre lavorava in una profumeria, e lui aveva sempre voluto chiederle se esistesse un qualche trucco che potesse coprire anche i difetti caratteriali, non solo quelli estetici; così magari lei l'avrebe amato ancora.
Suo padre era un avvocato e lui era tentato di chiedergli se esistesse un modo per tirarlo fuori dalla prigione della sofferenza.
Prima le avrebbe regalato un campo di rose perchè lei era bella come loro; poi, glielo avrebbe regalato nella speranza che si pungesse con tutte quelle spine.
Dopo un mese e mezzo di sofferenza, si rincontrarono per vedersi nello stesso posto dove uscivano ridendo da amici.
Si rinnamorarono in cinque minuti di strada fianco a fianco.
No, pardon; in realtà, non avevano mai smesso di farlo.
domenica, 20 maggio 2007 | 20:33
Che cosa c'è? C'è che mi sono...Sai che c'è?
C'è che con la testa e il carattere che mi ritrovo, un giorno sono convinto al 110% di una scelta che faccio, ed il giorno dopo mi do mille motivazioni per farmi capire che la scelta, in realtà, era tutto meno che sensata.
C'è che la dimostrazione è che ieri era 'per quanto mi riguarda puoi uscire dalla mia vita' ed oggi ti scrivo messaggi come se fossimo sposati.
C'è che avrei voluto che mi dicessi 'io dalla tua vita non ci uscirò mai'. Anche perchè, volente o nolente, non capiterà.
E c'è che alla fine del messaggio scrivere il mio nome per intero che sarà quello con cui penserai a me fa anche più male.
C'è che pensavo di avere finito di scrivere di te, ma c'è anche che mi sa che continuerò un altro po'.
C'è che non so se te ne accorgerai.
C'è che scrivo tutto questo qui, nell'incertezza se lo leggerai o no e non sapendo ancora se spero che tu lo faccia o cosa. Questo perchè scriverti una lettera sarebbe così facile quanto sarebbe difficile mandartela, per paura di a-non avere risposta b-sentire quello che non vorrei sentire.
C'è che, probabilmente, non avrei mai la risposta che vorrei.
C'è che non sopporto il pensiero che le tue amiche ti dicano che in fondo non d(ov)evi perdonarmi.
C'è che la paura di venire deluso e ferito e abbandonato e messo da parte per l'ennesima volta ha forse vinto sul bene che mi fa(cev)i.
C'è che non ha importanza se a Napoli o a Milano, ma ad un certo punto di ogni concerto il mio cervello va in trans e inizia a pensare solo a te.
E c'è pure che mi ti fa vedere ovunque tra il pubblico.
C'è però che tanto non sei mai tu.
C'è pure che sto scherzetto me lo fa quando sono in giro per distrarmi. C'è che mi ti fa vedere abbracciata o mano nella mano con chiunque, con nell'altra mano la mia borsa colla fragola.
C'è che non so te, ma io non ho mai superato la tua storia con lui.
C'è che forse adesso non si può più tornare indietro, ma c'è anche che ci sono sempre un milione di cose irrisolte che ci porteremo dietro fino alla tomba.
C'è che perchè lui lui lui lui lui lui anche quando c'è e io no, nemmeno quando ci sono stato con ogni fottuta parte di me?
C'è che più che urlare e disperarmi come i bambini non so che fare.
C'è che volevo essere corrisposto nell'essere la tua ossessione.
C'è che "non sono quello che vuoi te", forse quello di cui avevi bisogno.
Ma c'è dico poco? Si, ok, ma c'è anche che le due cose non coincidono, purtroppo.
C'è che probabilmente io non sono forte abbastanza per due; già faccio fatica per uno.
C'è che perchè non rispondi? Ok, odiami, ma dimmi che almeno sei viva.
E c'è che probabilmente t'incazzerai con me per tutto questo e mi odierai un po'.
Ma c'è che se non saper essere forti e volere il tuo bene è una colpa, allora datemi la pena di morte.
C'è che quando ripenso a tutte le parole che ho scritto per te e non so se siano servite a lasciarti un qualcosa o no, mi sento un po' stupido.
C'è che non era solo orgoglio maschile, ma amore, voglia di possedere ogni centimetro della tua testa e del tuo cuore....
...e c'è che non ci son riuscito.
sabato, 19 maggio 2007 | 00:29
In fondo, c'è sempre qualcosa di nascosto.Avete mai provato a ridere mentre state piangendo?
Così, di punto in bianco, vi dicono una frase che vi fa ridere?
È strano, ma è una bella sensazione...forse perchè poi la vita è così; piangiamo sempre, almeno dentro, e poi una battuta ci distrae...e il ritorno al pianto fa meno male.
Venerdì sera, ore 23 circa, casa mia. Vuota.
Camera mia. Luce fioca accesa, le mie dita sulla tastiera, i miei sogni sul pavimento e nel cestino.
Ancora una volta, non per colpa mia.
Cosa fare per scacciare questa tristezza?
Io non fumo, quindi l'idea di farmi un po' più male con una sigaretta per cancellare un po' del male che ho dentro non servirebbe.
E per bere, servirebbe un amico; brindare da solo alla mia disfatta non avrebbe senso.
Peccato che per festeggiare le sconfitte spariscano tutti.
E poi tutti chi, dato che gli amici che ho sono tutti e due a casa ad ascoltare il cd nuovo dei the used.
Una simil-ex che mi scrive e mi chiede "come vadano i miei progetti di diventare rockstar".
Vanno che forse è ora di crescere e di lasciarli lì a prendere polvere coi Topolino.
"Cos'abbia fatto sabato scorso?" Ho dei problemi nel ricordare...le cose inutili. Quelle importanti me le ricordo anche fin troppo bene.
"E le ragazze?" Brutta invenzione...
"E i ragazzi, li credi una buona invenzione?" No, per niente.
"Allora una brutta invenzione più una brutta invenzione possono dare come risultato una bella invenzione".
Non sono proprio tutte una brutta invenzione, lo ammetterò...
E penso a lui. Ci penso ancora un po', "ma non ti accorgerai di me..."
E mentre rileggo le sue frasi su quelle pagine e stacco le sue parole dalle pareti e le foto dai muri mentali, una lacrima scende al ricordo; e dire che una volta mi citava, ora mi ferisce...
Come si fa in fretta a cambiare.
A passare da essere amici a ....
E come è dura parlarne.
E come è dura fare finta di niente.
E come è dura non mandare un messaggio che non risolverà un bel niente.
E come è dura non fare nemmeno un canestro con nessuno di questi fazzoletti.
Farsi da parte e lasciare il palco.
Non è più il tuo tempo, Ricky.
Probabilmente guardare Toy story non ti è servito a nulla...
Mi terrò a debita distanza per non dover vedere quanto felice sarai senza di me.
'Ti amerò quando sarai triste,
ti farò ridere quando sarai felice.'
Cazzate.
Ho inseguito per anni una felicità e proprio quando ci stavo arrivando, mi hanno staccato il volante dalle mani.
Ora, qualcuno mi trovi un meccanico, perchè il sottoscritto sta finendo fuori strada...
Baby, you're a rock star now.
Ora ripeti con me: suon(av)o in una boyband, suon(av)o in una boy band...e la cosa triste è che mi viene da dire beato te.
giovedì, 17 maggio 2007 | 01:15
Give me something to believe in, 'cause I don't believe in you anymore, anymore.Breve breve, ma spero intenso.
Oggi è la giornata in cui devo ringraziare tutti voi.
(Ehm ehm. http://thesws.forumfree.net/?t=16837603)
È solo che qualche giorno fa, quando mi sono accorto che in realtà quello che scrivo non è buono come potrebbe essere, ho pensato che forse avrei fatto meglio a smetterla.
Poi, però, mi sono ricordato perchè ho iniziato a scrivere: certe cose in musica non le riesco a dire. Perchè sono troppo dannatamente lunghe.
Quindi, scrivo.
(A volte scegliamo di credere alle bugie. È tanto bello così.)
È solo che ho sviluppato una specie di senso del dovere nei confronti di chi legge (anche se non commentate vi vedo, stronzi!) e di chi commenta, e a volte se non scrivo per troppo mi sento come in colpa. Poi arriva il solito 'Ma non posti? Che succede? È da un po' che non scrivi...' che mi fa capire che questo 'dovere' è reale.
E allora, lo ammetto, a volte scrivo perchè devo.
Tutto quello che c'è qui è sentito e/o pensato, chiaro, ma ultimamente non sento il bisogno di esternarlo...forse perchè ho scoperto che certe cose ha pià senso dirle ai diretti interessati.
Sono solo strano.
Vorrei un amore tipo film da teenager, ma non voglio una relazione stabile.
Vorrei cambiare, ma non sopporterei essere qualcunaltro.
Odio i miei difetti, ma sono quello che fa di me ciò che piace alla gente...
E così, seduto sul mio letto tra un rimpianto ed un ricordo (ops, ho schiacciato il tuo! Ma so che tanto non ti spiacerà...) pensavo a queste cose.
Ultima aggiunta: anche se raramente rispondo ai commenti perchè mi riprometto di farlo e poi non lo faccio mai, sappiate che leggo sempre i vostri blog anche io, e che quando leggo certe frasi che lasciate, a parte volervi bene, ringrazio che ci siete perchè bene o male è un qualcosa a cui aggrapparsi.
A volte mi mancano i miei amici, e mi chiedo che fine abbiano fatto quelli che conoscevo e non i fantasmi che si nascondono dietro le loro tastiere ora.
Ma forse, poi, mi dico che in realtà anche loro potrebbero pensare questo di me ed il fantasma dietro la mia tastiera fa segno di sì...comesarebbebellopotertornareindietro.
[E, che io lo ammetta o no, ho la (bella) paura che lei resterà lì, su quel piedistallo che si è meritevolmente conquistata per sempre.]
mercoledì, 16 maggio 2007 | 00:32
You win some, you lose some.Oh, il ragazzaccio che sono.
Faccio aspettare le ragazze, ritardatario cronico che perde il suo tempo a piastrarsi i capelli.
Sarai centinaia di foto con cui giocare a freccette?
I tuoi occhi svelano le bugie che la tua bocca non pronuncia...
Ho perso l'unico tasto del cellulare che mi rappresentasse. No, non l'uno, nè il 2. Lo zero.
Dal modo in cui odio il mio nome per esteso, a quello in cui odio il tuo nome, in qualsiasi forma.
Comunque è vero, una volta ero più brillante. Non sono più in forma.
Solo che per tornare in forma (scrivere bene), la corsetta per tornare in forma qual'è?
Ho desiderato di essere Dougie. Tom. Bert. Frank. Matt e Charlie, Mark e Adam.
E mille altre persone, alcune con dei meriti, altre senza.
Ho desiderato avere la loro faccia, i loro occhi, il loro corpo.
Qualche volta, devo ammetterlo, ho desiderato essere me.
Quando non lo ero.
O quando cercavo di essere come non ero.
Ho desiderato così tante cose che se ne facessi una lista non basterebbe tutto questo blog.
Forse, però, ho finito di desiderare ogni giorni di essere qualcun altro e incominciato a desiderare di essere qualcuno che gli altri desiderino essere.
Certo che, a volte mi chiedo, vabbene fare sforzi e sacrifici per andare da qualche parte, ma i Finley saranno mai stati fino all'una di notte su 2.0 a cercare di convincere la gente ad andare ai loro concerti?
Non so perchè, ma mi sento solo anche in questo.
sabato, 12 maggio 2007 | 04:51
(dis)grazia.Oggi (ieri) tempo inglese. Anche nella mia testa.
Caldo poi freschino poi vento poi afa poi grigio.
I piccoli suggerimenti del cuore: io non ti tenevo per mano perchè si fa; io ti tenevo per mano per non farti scappare.
Salto nel tempo a ieri.
Mi sono innamorato di due tette.
(Si, beh, Velvet: "Erano sette secondi / ma ti ho amato veramente".)
Come? Ah, si si, c'era anche una ragazza attorno. Ma è mia abitudine notare solo quel che mi pare.
Guardate che anche voi fate così.
E intanto mi dicevo: lei non è niente (male).
"Io sono una delle tue bugie, tu sei la migliore delle mie"...non pensavo che bastasse cercare di vedere le cose dagli occhi di chi vorresti che ti amasse per piacere ai discografici.
Ma ora che lo so...
"Almeno tuuuuu neeeeeeell'univeeeeeeeeersaaaal dimmi cheee saraaaaaaaai...." eccetera.
Qui, per chi si volesse annoiare un po', c'è una lista delle 25 canzoni più tristi dell'intero mondo. Anche se la numero uno spetterebbe al suono del mio cuore, questa è la loro lista...
http://www.spinner.com/2007/05/03/the-25-most-exquisitely-sad-songs-in-the-whole-world-no-25/
E, niente Hide and seek di ImogenHeap? Niente Adam's song? Dio mio.
Blah blah blah blah blah (insulti a chi ha compilato la lista qui, sono troppo pigro).
Consiglietto delle 3: e se volete un po' di ammmmòre sapete cosa dovete fare? Voi fategli del male e vi ameranno...
Se dove c'è cuore c'è casa, io sono un senza tetto e tu potresti aprire un'agenzia immobiliare.
Dannata mia abitudine di morire per chi non muore per me.
Gente, non arrabbiatevi se certi amori sfumano, ma cercate di vederli come un tramonto: colori stupendi, ma è pur sempre la fine di qualcosa...quindi godetevelo finchè dura.
Concludendo con: il mio cuore non riesce più a battere (tutto questo), ma la mia testa sì.
'Il nostro amore è come questo quadro di Van gogh.'
'Bellissimo?'
'No, falso.'
giovedì, 10 maggio 2007 | 02:23
"Sai, la gente è strana / prima si odia e poi si ama..."Le cose vanno male, ma siccome ormai la vita mi ha messo così tanti ostacoli che vivere è un salto continuo, non sarà un'altra caduta a farmi decidere di restare per terra.
E riempio un altro foglio parlando del vuoto che hai lasciato tu; ma qualcosa mi dice che sarà uno degli ultimi su tutto questo.
Forse perchè se bruciassero i tuoi sentimenti e facesserò un falò coi tuoi 'amore', ci sarebbe puzza di plastica.
Questo è quando la sicurezza di amare per sempre diventa una paura.
Chiuso in una cella di cui tu stesso ti sei rinchiuso, ed hai buttato via la chiave.
'Ma, tant'è, cosa sarà mai calpestare un piccolo fragile cuore sulla strada per la felicità?', ti avrà detto qualcosa.
Argh, quel qualcosa non faceva i conti col fatto che le persone si stufino.
Troppi pensieri, troppe convinzioni; troppi discorsi che mi portano ad una sola conclusione: probabilmente io ho bisogno di qualcuno che non sia preoccupata di che vita (di merda) fa chi non li merita.
La verità me la dico da solo: è che io sogno troppo.
E quando niente va come vorresti, e ti rendi conto che in realtà non è che tu stia pretendendo chissachè, ti ritrovi ad affrontare la verità: forse aveva ragione lei, quando ti diceva che non era quello di cui avevi bisogno. Si, quello che volevi, ma le due cose non sempre corrispondono.
O meglio, non più.
Il passato se n'è andato e non ritornerà, nemmeno forzando le cose.
Fase cinque: fase dell’accettazione. "Quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere".
A volte sono le piccole cose che ti fanno capire la piega che prende un rapporto: tu l'hai aspettata per mesi, e lei non aspetta nemmeno che tu risponda per andarsene a dormire.
E allora, buona notte a te, e sogni d'oro. Domani, al risveglio, io non ci sarò più.
Almeno fino alla prossima volta.
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