lunedì, 31 luglio 2006 | 04:16

NON VALGO UN CAZZO

Potete commentare, insultare, giudicare, maltrattare e bistrattare, dare consigli per poterla migliorare, spezzettare e criticare, diffondere e quant'altro il mio primo tentativo di fare una canzone-che-anche-solo-alla-larga-si-avvicini-a-quello-che-noi-esseri-umani-chiamiamo-rap proprio qui.

 La canzone, come da titolo, si chiama 'Non valgo un cazzo'. E la potete scaricare qui www.hood-boy.tk.  Ci trovate pure il testo ed anche una fotina mia sullo sfondo. Si ringrazia Larsen per aver trovato il tempo per fare il sito e voi per aver trovato il tempo per andarlo a vedere (spero). Dai, tanto è solo una pagina. E sono solo 3 minuti e 36 di sclero. E ci mettete venti secondi a dirmi che ne pensate. Almeno riconoscetemi lo sforzo: questo è quello con cui spreco il mio tempo per questa settimana.


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sabato, 29 luglio 2006 | 03:52

Una goccia di positività in questo mare di pessimismo

E così ti ritrovi qui, alle 3 e mezza di notte di un anonimo 29 luglio (anonimo forse perchè è appena iniziato, ma dentro di te sai di per certo che quello che succederà lo renderà tutt'altro che anonimo) con le braccia dietro la testa mentre ti stiracchi per niente stanco ancora davanti al pc ed hai 19 anni e se rileggi che 2 anni fa vincevi un concorso 'appena diciassettenne', come sottolineava l'articolo sul La Repubblica del giorno dopo il tuo primo successo, ti viene da chiederti: ma io, in questi due anni, che cazzo ho fatto? Hai fatto, ti viene da dirti, hai fatto.

Perchè di cose ne hai fatte, di posti ne hai visitati, di canzoni ne hai scritte-cantate-suonate-portate in giro anche per una buona parte d'Italia, di amici ne hai trovati e lasciati, di nemici idem, di cuori ne hai spezzati, di dolori ne hai avuti, di apparizioni in tv ne hai collezionate, ma ciònonostante soddisfatto pienamente non lo sei. E non per quel che sei diventato, ma sempre per quello che hai guadagnato ed ottenuto.

Dove pende il piatto della bilancia? Vinto o Perso?

Perchè ci sono anche le direzioni che hai preso e le scelte che hai fatto, ma saranno giuste? Ti porteranno dove vuoi veramente? Tutti i tuoi sacrifici saranno ripagati? Sarai quell'uno su mille che secondo il Giannone Morandi ce la fa oppure finirai assieme agli altri 999? Che cosa ti fa pensare e credere davvero, ogni singola mattina  che in fondo nonostante quella faccia non ti stia un grachè simpatica potresti riuscirai davvero a poter dire 'Ma sta accandendo tutto per davvero?'

E poi, ti chiedi ancora: ma io, in questi due anni, che cazzo ho fatto?

E poi, ti rispondi finalmente: beh, quello che faccio tutti i giorni. Nah, non tentare di conquistare il mondo. Beh, anche, ma principalmente qualcos'altro. Tento di migliorare. E, a volte, ci riesco anche.


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lunedì, 24 luglio 2006 | 23:42

I'm sorry, I can't be perfect.

Stasera sono parecchio incazzato. Vabbè, degna conclusione di un'ottima giornata no? Già. Solo che tu passi una vita a bene o male stimare delle persone per certe cose e poi la stima si sfracella proprio di fronte ai tuoi occhi. E oggi mi è capitato tipo 4 volte. Cioè, per dire, non so se mi è mai capitato più di 2 volte in tutt’una vita ma oggi è stato proprio un concentrato. Però il fatto è che ok, può anche capitare, ma non dovrebbe capitare con i tuoi genitori. Dovrebbero essere figure di riferimento, bene o male. E invece se gli chiedessi di indicarmi 5 motivi per cui sono stato male in questi ultimi anni non saprebbero dirmelo.

E se gli chiedessi i nomi di cinque ragazze che ho avuto ne saprebbero si e no un paio. E di chi è la colpa? Del bambino che alle elementari dovrebbe tornare a casa e raccontare tutto o della mamma e del papà che sapendo che il bambino è timido e riservato gli potrebbero fare qualche domanda su com'è andata? Del bambino che cerca di dire che a scuola lo picchiano e lo prendono in giro e lo emarginano o dei genitori che lo zittiscono perché il grande ha preso l’ennesimo bel voto e quindi ‘Su, sono cose che capitano’?

E potrei andare avanti.

Certo, sono stati anni difficili e anche se ero piccolo me lo ricordo bene. Ma qui non ci sono giustificazioni che tengano. Non puoi fare 17 anni di silenzio e svegliarti un giorno e pretendere che ci sia un dialogo se non c’è mai realmente stato. Neanche per cose gravi. Neanche quando quelle cose gravi riguardavano me. E tu dici va bene, non fa niente, proviamoci, c’è ancora tempo per rimediare. Io ce li ho tutti e due i genitori, e non è da tutti. Se ci devi convivere, almeno cerca di farlo nel migliore dei modi possibili.

Ma se ogni tuo tentativo anche di andargli incontro viene sempre o respinto o sminuito dopo un po’ ti gira il cazzo. Anche il più forte cede. E io non sono mai stato un granchè forte. Ma in ogni caso ci provi.

Ci sono pochi argomenti di cui si possa parlare? Benissimo, mi rimbocco le maniche e con tutto l’entusiasmo che ho nonostante tutto vengo ad aprirmi un po’ cercando di instaurare un dialogo. E che cosa ricevo in cambio? Un ‘uhm’ distratto? Una smorfia stufa? Beh, mi sembra uno spreco. Quando ci sono genitori che i propri figli non li vedono mai, per lavoro o per scelta imposta e non, vedere un figlio che tenta disperatamente di avvicinarsi ai suoi genitori e che vede i suoi sentimenti schiacciati di fronte ai suoi occhi, come se tanto ormai fossi un caso perso.

Perché fa male vedere sempre che ogni mia iniziativa venga disapprovata. E fa male non essere capito e supportato come vorrei. E fa male capire che non sono come vorreste e fa ancora più male sapere di non poterlo essere mai. E fa male ripensare che una volta papà tu eri il mio eroe, che ti stimavo e ti adoravo nonostante la mia piccola ed ingenua età. Ed ora non so neanche se sei più in classifica.

E se io nonostante metto da parte i miei sogni e decido di cercare un’università che possa bene o male accontentare me e rendere felici anche voi, ovviamente non è abbastanza. Ovviamente non mi darà la preparazione giusta. Ovviamente dovrei smetterla di sognare. E cara mamma e caro papà, vi rivelerò un segreto: io l’ho già smesso di fare, ma non di certo grazie a voi. Perché se non fosse stato per un’altra persona io ero ancora qua a pensare a 19 anni che è solo questione di tempo e prima o poi sfonderò con la musica. Che prima o poi anche io avrò la botta di culo, che non serve un cazzo di piano B perché riuscirò a farcela e che veramente riuscirò a vivere di quello che amo.

Io ho smesso di sognare. Credo che forse ora toccherebbe anche un po’ a voi aprire gli occhi.

 


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venerdì, 21 luglio 2006 | 22:19

Se avessi la garanzia della vita l'avrei già riportata indietro al negozio

Si, in ogni azione che faccio mi sento sempre meno vivo. Ogni secondo che vivo mi sento sempre più morto. Morto dentro e morto fuori. E non lo so perchè, e forse non lo voglio neanche sapere. Quando perdi la motivazione di fare qualsiasi cosa e ce l'hai sempre avuta è un gran problema. E non ti va più di scrivere, di suonare, di fare punk, emo, rap, pop e qualsiasi genere tu abbia mai provato a fare, non ti va più di pettinarti e scegliere con cura i vestiti e abbinarci le calze, non ti va più di parlare con nessuno perchè tanto nessuno capirebbe dato che neanche tu onestamente capisci e ti capisci. Non ti vanno neanche più i Griffin, nè Mc Donalds. E quando fai una di queste cose la fai svogliato, demotivato e senza capirne lo scopo o il motivo. Ormai qualsiasi attività è diventata solo ed esclusivamente un diversivo, e tutto è meglio che doverti sedere lì con te stesso a parlare con quella vocina nella tua testa che grida 'allarme' dato che, anche se tu continui ad ignorarlo, c'è qualcosa che non va. Però nessuno qui ti da la soluzione; hai gli indizi e lo Sherlock lo devi fare tu. Ti siedi davanti ad uno schermo fra tutto questo senso di confusione e di incertezza e non lo riesci a trasformare più in magnifiche parole. Provi con uno strumento in mano e il risultato è lo stesso. Ogni tuo movimento ti sembra una proiezione presente del tuo futuro e la cosa ti spaventa. Perchè questo non è vivere. E rifugiarti in canzoni tristi non ti servirà a niente, se non a rimandare la famosa discussione con quel te recidivo al parlare per un altro po'. Ma non saranno di certo quei 4 minuti di dolore messo in note a salvarti, e lo sai. Sono saltato fuori dal conforto e dalla sicurezza per buttarmi nel cerchio delle mie paure. E come ogni volta ci sarà la solita sfilza di persone che crederanno di sapere cosa sia meglio per te quando in realtà vorranno solamente non fare i comodi propri, ma ricoprire un ruolo importante nella guarigione del malato. Tutti s'improvvisano dottori solo quando il cancro è già in stato avanzato. Alcuni combattono facendosi del male da soli. Io so che sarei demotivato anche in quello, per cui evito. Per cosa poi? Per passare dall'essere un nome anonimo ad una notizia distratta? No, grazie. Ho già abbastanza disprezzo per conto mio. E la cosa bella è che ti fanno anche sentire in colpa per come stai perchè non hai voglia di parlare e vorresti stare almeno un cazzo di giorno da solo senza doverti curare di tutte queste pallose faccende. Non so come nè perchè ma la voglia di vivere è stata rinchiusa in qualche armadietto con tanto di lucchetto senza chiave. Sottolineiamo anche che respiri solo perchè devi. E ogni respiro che fai è un peccato. E non hai niente da dire tranne che non hai nulla da dire. Beh, allora qualcosa da dire ce l'hai. Un po' un paradosso ma la sostanza è che in questo momento è meno vuoto il mio portafoglio di me, evento più unico che raro. Ci vuole coraggio a non agire. Ce ne vuole molto di più che ad agire. Ma, questa finestra aperta è davero una grossa tentazione. Ma sono molto coraggioso. Anche troppo, per i miei gusti.

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domenica, 16 luglio 2006 | 23:27

Ho un buco supergigante ed enorme nel cuore

“Ma è vero che non vuoi andare all'università?!”

Ecco, sono le frasi come queste che mi fanno a) venire ancora meno voglia di andarci, b) sparire il desiderio di riaverti a casa, cara Mamma.

Non sono portato per lo studio, e non sarò mai il classico tipo universitario. Non sarò mai quello che volete voi…E il solo provare a cambiarmi mi spinge ancora di più ad allontanarmi.

Non ho neanche fatto in tempo a finire la maturità che già mio fratello si laurea, e allora io che mene stavo così bene nelle mie certezze scolastiche ora ho gli occhi di tutti puntati su di me (genitori,fratello,nonni,amici,parenti e amici dei genitori) su che cosa farò, sul ‘sarà in grado di bissare il successo del fratello o fallirà miseramente?’ mentre come da copione col finale già scritto sarà la seconda a prevalere. Questo ti capita quando non hai le ambizioni di tutti quanti. Arte?Economia?Scienze?Psicologia?Medicina?Ingegneria?Giurisprudenza? Eh, spiacenti, porta sbagliata. Perdonatemi se le trovo solo una grossa, inutile perdita di tempo. Ma non fanno per me.

E questo porta, chiaramente, al deludervi tutti, dal primo all’ultimo, che m’importi o meno.

E sono vittima del mio 71 che, ribadisco, è 70 per il cervello che mi ritrovo + 1 per l’impegno, dato che ‘la scuola superiore non faceva per me’, ‘gli insegnanti erano pessimi’, ‘vedrai che all’università andrà meglio e studierai ciò che ami veramente’, eccetera eccetera eccetera eccetera fino alla nausea.

Non voglio deludere voi e non voglio deludere me. Solo che per non deludere voi sarei disposto a deludere me. Tanto, è solo una vita che lo faccio.


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venerdì, 14 luglio 2006 | 02:34

Ho solo un paio di domande.

1) Perchè guardare le stelle quando puoi essere una di quelle?

2) Perchè il tuo giorno peggiore deve essere immediatamente successivo a quello più bello?

...io l'avevo detto di avere fiducia in me, cazzo!

(e grazie mamma xkè anche da così lontano riesci sempre a rendermi le giornate ancora più incredibilmente belle).


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domenica, 09 luglio 2006 | 14:06

these are the best days of our lives

Vorrei passare l'estate più bella di sempre.

Scappare dalle piscine e dalla polizia e girare per Milano di notte mezza vuota è stato un buon inizio.

Ma siamo ad un inizio lento.

Vorrei farmi un sacco di ricordi.

Ma, tutto d'un tratto, mi ritrovo qui quasi a metà luglio senza neanche rendermi conto che, cazzo, giugno è praticamente scomparso. Il mese dello skate esasperato , delle sbronze in giro e dei calci ai cestini è

p       a           s            s              a            t           o .

Cazzo.

Sembra quasi che qualcuno abbia schiacciato fast forward, quel tasto del videoregistratore che ti fa andare avanrti veloce e poi hanno stoppato e messo play direttamente a luglio. Ma dove cazzo è finito il mio primo mese d'estate?

E mi ritrovo qui a:

-pensare che dovrei cercarmi un lavoro per l'amplificatore

-invidiare ed odiare tutti quelli che vanno a IbizaMadesimoPortoCervoSantaCortinaRiminiRiccioneSassariBarcellonaLondraMadridParigi considerando che io l'unico posto che vedrò quest'estate sarà l'unico che odio per davvero: Milano

-accatastare sogni rendendomi però conto che per realizzarli dovrei prima svegliarmi (ma se non dipende da me che ci posso fare?)

-cercare di fare capire a tutti che non devono perdere le speranze in me. Sto quasi per cambiare tutto.


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sabato, 08 luglio 2006 | 14:11

Prendi questo ( a me stesso )

All'orale della maturità ho fatto scena muta
anche a quello delle elementari xò li avevo la tuta
da sempre i prof mi dicono che non ci metto impegno
x questo dalle medie io ciò il prof di sostegno

e il discorso del fallito lo conosco a menadito
ed è l'unica cosa di scuola che io abbia mai capito
so che ho le qualità xò non m'impegno a fondo
mi sedevo in fondo all'aula e mi chiudevo nel mio mondo

non mi è mai interessato nè di calcio nè di donne
nè dell'inter nè del milan nè di tette culi e gonne
e x questo si diceva che sarei stato un ricchione
io tappavo le mie orecchie e andavo x la direzione mia

al concorso dei perfetti il premio era la perfezione
io nn ho mai fatto richiesta di partecipazione
a me stesso ripetevo 'non andare in sbattimento'
e ho fatto bene a non cagarli x tutto 'sto tempo.

HO PROVATO A NON ASCOLTARE QUELLO CHE MI DICI
MA LE DELUSIONI NON VENGONO SOLTANTO DAGLI AMICI
PRENDI QUESTO COME UN MESSAGGIO CHE NON TI MANDO
TAGLIO CORTO TANTO SO CHE IO NON MI RIPRENDO

HO PROVATO A DIRE OK E A FARE FINTA DI NIENTE
IL FATTO è CHE è OVVIO CHE IL PASSATO ALLAGHERA' IL PRESENTE
PRENDI QUESTO COME ALCUNE COSE CHE NON HO MAI DETTO
PRENDI QUESTO COME AMMISSIONE DI NON ESSERE PERFETTO

La mia strada e dissestata e sto guidando una Panda
un po' scassata mentre anche chi è in bici mi fa1gesto e mi sorpassa
mi hanno messo su quest'auto che più volte ha già sbandato
ho bucato1po' di gomme ed il motore mi è saltato

E più volte mi son chiesto xkè cazzo io non scendo
ma poi ogni volta penso che un giorno andrà meglio
solo che quando poi arriva una cosa bella
è tardi se capisco che è per fottermi anche quella

Tutte le energie impiegate a fare il meglio del mio meglio
a darlo con la convinzione di esser ripagato un giorno
dei miei sforzi, ma quali sfrozi, ho gli organi tutti morti
io m'inchino e chiedo scusa se non sono uno dei forti

Non so regger la tensione come alla maturità
so di non averci mai messo la mia buona volontà
conosco i miei limiti ma non li so accettare
ma ora rompo questo specchio e non mi dovrò + guardare

HO PROVATO A NON ASCOLTARE QUELLO CHE MI DICI
MA LE DELUSIONI NON VENGONO SOLTANTO DAGLI AMICI
PRENDI QUESTO COME UN MESSAGGIO CHE NON TI MANDO
TAGLIO CORTO TANTO SO CHE IO NON MI RIPRENDO

HO PROVATO A DIRE OK E A FARE FINTA DI NIENTE
IL FATTO è CHE è OVVIO CHE IL PASSATO ALLAGHERA' IL PRESENTE
PRENDI QUESTO COME ALCUNE COSE CHE NON HO MAI DETTO
PRENDI QUESTO COME AMMISSIONE DI NON ESSERE PERFETTO

E poi c'è anche un altro verso che non ho finito ma non so neanche se mi piace. Ah, l'Hip Hop. Che mondo meraviglioso.


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mercoledì, 05 luglio 2006 | 01:12

My photographs...

Stavo pensando al senso delle fotografie. Le fotografie hanno un ruolo fondamentale nella vita di una persona qualsiasi con un minimo di sentimenti. Anche la persona più banale, infatti, avrà sempre un qualche posto o un muro in cui custodirà gelosamente o appenderà le proprie foto che ritraggono momenti, posti o/e persone indelebili. Immagini, dettagli e sfumature che, guardandoli, ti facciano dire 'in questo momento eravamo fottutamente infiniti'.
In fondo una fotografia molte volte vale più di mille parole. Se fosse per me, mi tappezzerei la stanza di foto tipo stelle nel cielo. I motivi per cui non lo faccio, però, sono semplicemente due. Tre, dai.
1) Vengo male in foto.
2) Non mi piace fare foto, preferisco vivere i momenti belli.
3) Non avrei abbastanza momenti, posti o/e persone indelebili da appendere.
Io di immagini, dettagli e sfumature che, guardandoli, mi facciano dire 'in questo momento eravamo fottutamente infiniti', ne ho ben poche.
Ho giusto la foto del minuto successivo alla prima volta che mi hanno spezzato il cuore.
Lì, ora che ci penso, eravamo fottutamente infiniti. Io infinitamente morto, lei infinitamente stronza.

Ed io rido. E sono in camicia.


Io che odio il mio sorriso. E le camicie.


Penso che spesso le foto servano a farci mancare certe cose, certi stati d'animo, a farci tornare in mente cose vecchie, ma non mi preoccupa non avere quasi nessuna foto di tutti questi ultimi mesi. E questo perchè la stanza tappezzata tipo stelle nel cielo ce l'ho già. Nella mia testa. E lì, ritorno ad essere 'fottutamente infinito' tutte le volte che mi pare.

Lo dice benissimo un verso che amo da anni: 'le foto volano via, ma i ricordi sono per sempre'


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sabato, 01 luglio 2006 | 16:38

g-g-g-giovanidiversi

(Oh, non ti preoccupare dolcezza. Ho finito di parlare di te.)

GIOVANI DI-VERSI

In genere, non sono un buon osservatore; diciamo che lo sono quando mi fa comodo. O diciamo che lo sono quando sono costretto a dover vedere. Ad ogni modo...è bastato qualche minuto in mezzo ad una folla di sconosciuti per far riaffiorare nella mia teste vecchi pensieri e vecchie considerazioni che, come gli anni 80 stanno ritornando nella musica, si sono riaccaparrate una delle prime posizioni nella mia testa. Considerazioni su Milano.

C'è una milano di scarpe prada, vestiti D&G e party di Gucci, motorini e caschi e scooter e scarabei e moto250 Kawasaki, feste private in ville a 2 piani con piscina, strisce di coca e bacardi e coca e rum e coca, di Old Fashion e Atlantique, di gonne corte e push-up, occhiali RayBan anche quando sono le 11 di sera, di 'dichicazzoèlafesta' e di 'chi ha osato sedersi sulla mia poltrona in pelle di coccodrillo', di 'senonseidelSanCarlononvali1accidente', di cinture di leopardo e di 'lo shopping è la mia vita'.

C'è una milano di risse, occhi neri e pugni dolenti, di motorini rubati e macchine scassinate, di 'il primo coglione che passa lo scavalliamo' e di catene per minacciare, di 'ci becchiamo in piazza alle10 e poi baldoria' e di 'qualcuno di voi stronzi ha già preso la ganja', di musica tamarra ad alto volume coi finestrini giù e pasticche che vanno nella stessa direzione.

C'è una milano di pub, di italia e milan e inter e juve, di tifo allo stadio e Nastro Azzurro ogni sabato sera, di foruma uno e di valentino rossi, di sbronze occasionali senza mai dare nell'occhio perchè sei pur sempre uno studente del classico o dello scientifico, di voti alti e medie enormi, di genitori che s'incazzano se osi prendere un 7 perchè la scuola è una continua competizione, di 'vedi di uscire con la media dell'8 se no non vai in vacanza', di quelli che aspettano i 18 per poter finalmente votare cazzo e poi prendersi pure la patente.

C'è una milano di canne al parco, una compagnia bene o male unita e amici sparsi quà e là, di risate e divertimento ma di grande ed enorme solitudine, di ghigni che celano il dolore, di disegni illegali e di tenersituttodentro, di essere e non essere e cercare di essere e cercare di non essere, di ambivalenza e di doversi adattare, di sogni magnifici e realtà durissima, di 'qui tutto bene' e di 'in realtà non così bene'.

C'è una milano di concerti, di finta ribellione e finta diversità, di dichiarazioni alla 'iononsonocomevoi' ma di omissione che 'iosonocomeglialtri,quellichesono1po'dimeno', di 300persone uguali nel vestirsi fuori e nelle convinzioni dentro, di giocare ad essere la minoranza, di autoconvincersi di avere un ruolo e di una ristretta cerchia di amici che sarebbero diversi uno dall'altro solo se fossero nudi.

E poi c'è la Milano Di Versi. La Milano di quelli che hanno capito tutto ma nessuno li capisce, di speranze e sogni infranti ma che non muoiono mica mai, di quelli che una compagnia non ce l'hanno mai avuta e non sanno cos'è, che avranno si e no 200amici ma ai quali il termine amici lo puoi affibbiare solo se sai che non ci puoi contare su di loro a parte quei 5-6 se ti va bene e che in realtà dovresti catalogarle come conoscenze, di quelli che in qualunque posto li metterai finiranno sempre a sentirsi a disagio perchè sentiranno la diversità come un pregio ma spesso come un difetto, di quelli che quando riusciranno a farsi una ragione di certe cose riinizieranno a vivere, di quelli che ci provano e ci provano e che ci proveranno anche se tutti gli danno sempre contro, di quelli che non sanno se sentirsi peggio quando non sono nemmeno notati o quando si ma vengono derisi, di quelli che di scritte sui muri se ce n'è è per insultarli, di 'l'alcol è la risoluzione di tutti i problemi e la causa di molti altri', di quelli che guardano il cielo alle 3 di notte chiedendosi perchè, di quelli che più si mettono in gioco e più perdono, di occhiatacce e insulti, di sentimenti prima di tutto, di quelli che la partita dell'amore l'hanno iniziata guardandola dagli spalti mentre il resto del mondo giocava e segnava, di foto e di ricordi più importanti di qualsiasi altra cosa, di incomprensione e sorpresa.


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